Conversazioni e libri sotto il sole di Riccione

Per imparare di nuovo a vedere

Riccione, 9 luglio 2020

 

 

Riccione ha attraversato il tempo sospeso e annuncia il suo ritorno alla vita attiva con una originale campagna di comunicazione che in primavera ha contribuito ad innescare una nuova narrazione di città e un articolato palinsesto di iniziative ed eventi per l’estate 2020. La città volge lo sguardo al mondo nuovo sapendo che è il momento di osare, senza eccedere; di dialogare, senza urlare; di sperimentare, con responsabilità. Dalla spiaggia ai viali, dalla natura urbana ai parchi, dai villini storici alla collina, sta per aprire i battenti una stagione che ha un significato più grande e ambizioso per Riccione, è il risveglio di una città votata all’accoglienza, che si sta prendendo cura di sé, che investe sulla cultura e sulla creatività.

 

Sotto il sole di Riccione, il claim dell’estate riccionese pensato per comunicare l’atteso risveglio della città, debutta con un'importante rassegna culturale, "Conversazioni e libri sotto il sole di Riccione", suddivisa in tre parti: Riccione Paese dei libri, che propone incontri con gli autori,  Senza Paura che offre un approfondimento su come il coronavirus ci ha cambiati e il Festival delle Storie e delle Arti, che racconta il mare e le memorie balneari. 

 

Riccione paese dei libri

Dall'11 al 31 luglio, torna la rassegna Riccione Paese dei libri - autori, persone, storie in Piazzetta Parri, quattro appuntamenti che spaziano da una originale figura di Dante, a interessanti argomenti di carattere storico e archeologico. L’iniziativa è promossa dalla Biblioteca Comunale in collaborazione con il Comitato d’area Riccione Paese. 

 

Senza paura: come il Coronavirus ci ha cambiato conseguenze psicologiche, geopolitiche ed economiche

Domenica 12 luglio prende il via il ciclo di conferenze Senza paura: come il Coronavirus ci ha cambiato conseguenze psicologiche, geopolitiche ed economiche, a Villa Franceschi. Un'iniziativa a cura di Associazione Culturale Identità Europea, con la partecipazione di autori, giornalisti e medici. 

 

Festival delle storie e delle arti - VI edizione

Sabato 18 luglio, ritorna il Festival delle storie e delle arti. La sesta edizione inaugura gli incontri dedicati alla storia e alla cultura della Perla Verde, al mare e alle memorie balneari, nella bella cornice di Villa Franceschi. Un'iniziativa a cura dell'associazione Insieme per Riccione.

 

 

 

Passeggiando a Riccione paese tra storia e tradizione

Alla scoperta di un volto meno conosciuto

Riccione, 1 luglio 2020

 

 

Dalla stazione, risalendo lungo viale Ceccarini lato monte, si arriva a Riccione Paese, cuore storico della città, fiancheggiato da eleganti negozi ristrutturati che furono in passato le botteghe e gli empori del borgo. In certi piccoli esercizi rimasti quasi intatti rimane traccia dell’atmosfera di un tempo. Si respira ancora un’aria di paese: di una comunità che condivide le sue piccole e grandi storie. Il primo nucleo urbanizzato, il vecchio borgo, si estendeva lungo l’antica via consolare Flaminia, oggi Corso F.lli Cervi, che rappresenta il nostro decumano. Al termine di viale Ceccarini alta, sulla destra, si trova la più antica scuola elementare di Riccione, costruita fra il 1910 e 1911. I cuori dei vecchi riccionesi sono legati a questo edificio che racchiude tutti i loro ricordi d’infanzia. Recentemente restaurata, la scuola è tutt’ora funzionante. Di fronte, sorge lo storico ospedale Ceccarini (1893) affiancato dal Giardino d’Infanzia (1891): due istituzioni realizzate per volontà di Maria Boorman Ceccarini, grande benefattrice della città. In piazza Matteotti si trova una graziosa fontana, al centro della quale è posta una pompa a ruota, realizzata dall’artista locale Mauro Simoncioni, fedele riproduzione dell’antica pompa di fine ‘800 da cui si attingeva l’acqua a Riccione Paese.

 

 

Uno dei luoghi più cari ai riccionesi è senz’altro la chiesa vecchia di San Martino. Fondata nel 1237 circa, sorgeva anticamente sul colle di Riccione nelle vicinanze del castello degli Agolanti. Venne distrutta dal terremoto nel 1786 e fu in seguito ricostruita all’interno del borgo e consacrata l’8 novembre del 1789. L’edificazione di questo luogo di culto vide il concorso di tutta la popolazione che partecipò attivamente alla costruzione. L’interno è a una navata, con cappelle laterali; il grande quadro sull’altare maggiore raffigura San Martino, patrono della città, nell’atto di donare parte del suo mantello a un mendicante. Il dipinto è opera del pittore abruzzese Carlo Patrignani (1869-1948), il quale scelse un’iconografia inconsueta per la rappresentazione della scena: il cavaliere non compie il suo gesto dall’alto del cavallo, ma viene rappresentato a terra a fianco del mendicante, per esaltare l’umiltà del santo. Da segnalare anche l’antico organo, collocato sopra la porta d’ingresso della chiesa, realizzato dal riminese Pietro Zanni nel 1882. Tra Corso F.lli Cervi e viale Anzio si trova Villa Mattioli, la dimora più antica di Riccione. Edificata verso la metà del ‘700, di proprietà dei Frati Domenicani, fu poi acquistata nel 1755 dai conti Mattioli come casa di villeggiatura. Per il numero di stanze e di servizi di cui disponeva, nel corso del tempo l’edificio è stato ripetutamente requisito da autorità civili e militari. La villa è nota anche per aver dato i natali al celebre intellettuale cattolico Igino Righetti (1904-1939) al quale sono stati dedicati, nel 2009, una piazza e un monumento che si trova in un’ampia rientranza nel fianco della casa, opera dello scultore riccionese Anselmo Giardini. L’edificio oggi è sede dell’associazione culturale Centro Arti Figurative.

 

 

Il Paese ospita anche il Centro Culturale della Pesa, sede della Biblioteca Comunale e del Museo del Territorio. Nel museo si conservano numerosi reperti di età preistorica e romana provenienti in parte dalla necropoli romana di San Lorenzo. Le due istituzioni ospitano numerose iniziative culturali, artistiche e didattiche.

 

 

 

L’energia pulsante della natura

Intervista all’artista Veronica Azzinari

Riccione, 22 giugno 2020

 

 

INTRODUZIONE ALL’ARTISTA 

 

Veronica Azzinari nasce a Milano nel 1986 e si forma alla “Scuola del Libro” di Urbino dove si diploma nel 2006. Vive a Montefiore Conca, in quella campagna che tanto ama e che è per lei fonte continua d’ispirazione. Dal 2008 al 2009, come assistente in studio d’artista, si cimenta nelle tecniche della pittura ad olio e della serigrafia. Si avvicina poi alle tecniche dell’incisione e a quelle della calcografia grazie al contatto diretto con l’Opificio della Rosa di Montefiore. Dal 2014 conduce una personale ricerca attraverso la grafica d’arte, concentrandosi sulle possibilità date dalle alternative del non tossico. Il suo lavoro si focalizza soprattutto sui segni presenti nell’ambiente, dalle rocce alle piante, a tutta la materia vivente, in cui si può scorgere quasi un disegno simbolico, da cui ricostruire una sorta di mappa dell’esistenza. Tra le varie esposizioni si ricorda la partecipazione ad alcune mostre sul territorio emiliano romagnolo: “Souvenir d'Amerique” al MUSAS di Santarcangelo nel 2016 insieme al collettivo Cristallino; “Foresta, pittura, natura” al convento di San Francesco a Bagnacavallo nel 2017 con il collettivo Selvatico; la presenza alla Biennale del Disegno di Rimini nel 2018. Nel 2020 entra a far parte del gruppo di artisti della Galleria La Nica a Roma, inaugurando una bipersonale dal titolo “In_Attesa”.

 

Ciao Veronica, raccontaci qualcosa di te, come è stato il tuo primo approccio all’arte e come è nata questa esigenza?

 

Sicuramente essere figlia d’arte ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita e ha influenzato le mie scelte. Mio padre, l’artista di casa, non mi ha mai spinto a seguire le sue orme o a impugnare pennelli e matite, ma mi ha sempre permesso di osservare. Nei lunghi e silenziosi pomeriggi all’interno del suo studio, da bambina, nutrivo lo sguardo di immagini, colori, fotografie, strani oggetti in disordine e dell’energico gesto della sua mano che tracciava segni sulla tela. Assieme alla vita di campagna che pulsava di energia creatrice, maturavano in me il forte desiderio di immaginare cose fuori dalle righe e la libertà di sognare. Penso di essere arrivata così all’arte.

 

 

 

Un particolare che balza subito all’occhio, ammirando i tuoi lavori, è un’unione viscerale con la natura. Qual è l’origine di questo legame così importante per la tua ricerca? 

 

Sono cresciuta in campagna, che per me è stata una grande fortuna nonché un’ottima formazione. In quella che chiamiamo “natura” è presente tutta la nostra storia, poiché ne siamo il frutto, e tutti i codici che possono definire la struttura umana. Non riesco ad immaginare una vita lontana dai boschi, lontana dalle immersioni che tanto mi fanno comprendere della vita. Mi considero una ricercatrice, cerco le giuste domande e a volte anche le risposte; è sorprendente quanti indizi riesca a raccogliere durante ogni immersione in natura non domata! Cerco di restituire attraverso le mie opere ciò che ho trovato.

 

 

La tecnica e i materiali che compongono le tue opere non hanno una chiara derivazione: come li realizzi? 

 

Sono molto legata al disegno e alle tecniche dell’incisione, in particolare alla calcografia. Muovendomi attraverso le arti grafiche nutro un'attrazione particolare verso la carta, e dal 2017 sento di aver raggiunto un bel traguardo completando le mie opere con carta fatta a mano grazie al prezioso contatto con gli artigiani di Fabriano.

 

 

Quando hai conosciuto la calcografia e perchè l’hai adottata come tecnica? 

 

Ho conosciuto la calcografia attorno al 2008 e ne sono rimasta folgorata. Mi affascinano non solo i processi che la caratterizzano e gli inimitabili risultati estetici, ma soprattutto sono attratta dal significato simbolico che ha il gesto dell’incidere, o meglio, dello scavare. Ho iniziato seriamente ad applicarmi in questa tecnica nel 2011 grazie al contatto e alla grande disponibilità dell' Opificio della Rosa, lo studio di grafica originale d’arte con sede a Montefiore Conca. È importante che tecniche così antiche non vengano dimenticate dai giovani artisti, ed è bello quando riescono a farsi strada nel linguaggio contemporaneo.

 

Cosa significa per te la parola coerenza?

 

Ringrazio per questa domanda poiché la “coerenza” è un valore e uno strumento per il quale mi batto tutti i giorni, in primis con me stessa! Mantenere un buon livello di coerenza tra le scelte di vita e la ricerca artistica rende più maturi e consapevoli delle mete che si stanno cercando di raggiungere, anche a costo di una buona dose di autocritica e perseveranza -di cui c’è tanto bisogno, a mio avviso.

 

Sito web Veronica Azzinari

 

 

 

 

Intervista allo street artist ENKO

La città come tela a cielo aperto

Riccione, 8 giugno 2020

Michele Costa aka ENKO 

 

Molti di noi sono venuti a contatto con la tua arte impattando con lo sguardo le teorie di muri, prima grigi e anonimi, poi fioriti di colori. Rallentando il passo, abbiamo distinto la firma dell'autore: ENKO. Chi è davvero ENKO? Raccontaci qualcosa di te.

 

 ENKO è un personaggio immaginario, inventato e scelto per esprimere in maniera libera e istintiva, l’identità creativa di Michele. Sono quattro lettere scelte nel 1994 per la loro massa tipografica, scelte esclusivamente per le loro caratteristiche grafiche.

 

 

Quando e perchè nasce la tua passione per la street art e in che modo ha influenzato la tua vita e il tuo lavoro?

 

Ho iniziato a dipingere graffiti nel 1994, dopo un viaggio in California dove vidi per la prima volta utilizzare le bombolette spray come strumento per disegnare. Fui immediatamente incuriosito da questa tecnica. Furono i graffiti ad attirare la mia attenzione, quel modo strano e libero di scrivere. Ancora il termine street art non era in uso. I graffiti rappresentavano prima di tutto una forma di vandalismo, un disturbo visivo per tanti. Era un modo per esprimersi in maniera libera ed in qualche modo ribellarsi agli schemi imposti dalla società ... a quell’età mi sentivo un ribelle. Con il tempo l’opinione pubblica cambiò: alcuni artisti di graffiti modificarono il loro modo di esprimersi, l’azione notturna che prima era puramente egocentrica (chi fa graffiti scrive il suo nome, la propria tag), diventò uno strumento di comunicazione vero, originale e immediato. Si comunicava in maniera diretta, funzionale ed efficace. Questo aspetto dei graffiti e della street art mi ha avvicinato al mondo della comunicazione pubblicitaria. Ora ho un mio studio grafico a Riccione e la mia vita gravita attorno a tutto ciò che è creativo e passionale. 

 

 

Come è nato il tuo primo graffito?

 

In una notte dell’ottobre 1994 dipinsi il mio primo graffito. Scrissi “SOLO”, ma avevo già scelto di farmi chiamare ENKO e firmai con questa tag. Fu una serata particolare, un inizio maldestro con un seguito piuttosto spiacevole, ma allo stesso tempo comico. Da allora continuo a dipingere graffiti.

 

Uno dei tuoi lavori più conosciuti a Riccione è il ritratto di Marco Simoncelli. C'è una corrispondenza emotiva tra te, come persona, e il leggendario Sic? Cosa ha ispirato la scelta del soggetto e il luogo in cui è stato realizzato?

 

Marco, Sic, era un ragazzo semplice, ottimista e passionale. Marco trasmetteva entusiasmo per ciò che faceva, per il suo mondo, per la velocità e la competizione. Marco era come me e come tanti che credono in ciò che fanno e seguono costantemente il proprio sogno. Era uno di noi… e ora è un MITO, da ricordare, da ammirare. Ho dipinto Marco su una parete per immortalarlo, per celebrare un campione che con pochi gesti e parole arrivava al cuore delle persone. L’ho dipinto su un muro della zona Alba, dove sono cresciuto. L’ho dipinto in “Casa” per poterlo avere accanto il più possibile.

 

 

La street art esce nelle città per comunicare: è un rapporto con la gente, un grido, una domanda, un'offerta di bellezza. Tutto questo suggerisce uno stretto rapporto con il tessuto della comunità e della città. Pensando alla tua esperienza, cosa puoi dirci a proposito?

 

Esprimere la propria passione attraverso un’opera d’arte che viene dipinta per strada è una grande responsabilità. Comunicare un messaggio o trasmettere un’emozione attraverso un segno pittorico o un’immagine non è semplice, studio e ricerca sono indispensabili per arrivare ad ottenere dei risultati soddisfacenti. La preparazione di un’opera di street art implica una buona conoscenza del luogo che si sceglie o in cui si viene incaricati di dipingere. Spesso le location in cui si dovrà intervenire con il proprio lavoro nascondono storie o hanno caratteristiche peculiari, tali da essere di ispirazione per il progetto creativo dell’opera d’arte. Un artista deve ricordare che il proprio lavoro dovrà essere condiviso e il proprio operato potrà essere interpretato in maniera differente da ogni osservatore. Occorrono sensibilità e consapevolezza per raggiungere una perfetta coesistenza tra location ed esecuzione pittorica.

 

 

Qual è la tua opera a cui sei più legato?

 

Indubbiamente il ritratto di Marco SIC… Ma ne esiste una che non ho mai mostrato a nessuno, è costantemente in lavorazione, interminabile. Non si avvicina mai alla perfezione che vorrei rappresentare, si tratta di un altro ritratto, di una Musa e di un erede. 

 

Come vedi il futuro della street art?

 

La storia dell’arte ci ha mostrato spesso che quando un artista esprime liberamente un suo pensiero e una sua emozione, la sua arte si eleva così tanto da divenire ispirazione e imitazione. Come alcuni grandi movimenti artistici ci hanno insegnato, quando una forma d’arte diviene popolare e estremamente diffusa, perde di interesse. La street art, a mio modesto parere, sta vivendo un momento di confusione così intenso da non essere più percepita come tale; ora chiunque potrebbe improvvisarsi street artist.

 

 

Quali sono i tuoi sogni e progetti?

 

Di sogni ne ho tanti e la voglia di poterli realizzare non basta mai. Alcuni progetti rappresentano sogni non ancora realizzati, alcuni si sono concretizzati, altri si realizzeranno, altri svaniranno. Mi piacerebbe molto realizzare un’opera per la mia città. Vorrei affidare alla mia Riccione le belle emozioni che mi ha donato, vorrei trasferirle in un dipinto tanto intensamente da poter fare innamorare le persone. … Ma è un sogno! :-)

 

Michele Costa aka ENKO Sito web Eyescream,  FB Enko

 

 

 


 

Photosynthesis Experience

Vivaio artistico a Villa Franceschi

Riccione, 25 maggio 2020

 

 

 

 

Raccontare una mostra non è facile. Raccontare i fiori nemmeno. Raccontare una mostra di fiori? Sembra un’impresa impossibile. Come condensare, imprigionare nei caratteri i profumi, gli odori, i colori di una mostra che ha portato a Villa Franceschi la natura?

Penso al titolo della mostra: Photosynthesis Experience, l’esperienza della fotosintesi. E allora diventa tutto più chiaro. Abbandonare il corpo umano che abitiamo e lentamente mutare, come Dafne inseguita da Apollo e giunta ormai esanime al fiume Peneo: è questo l’unico modo per immergersi nel mondo dei fiori. Mettere lentamente le radici a terra e assorbire l’acqua, ma anche allungare i nostri rami verso l’alto, verso la luce, inspirare anidride carbonica ed espirare ossigeno. Fare esperienza della fotosintesi per sentire quello che sentono le piante, e diventare un tutt’uno con la natura. 

 

 

 

 

Photosynthesis experience è un progetto espositivo pensato e creato da un team di artisti e creativi capitanato da Enrico De Luigi, tra i più importanti e famosi fotografi del cinema italiano, per un luogo speciale di Riccione, Villa Franceschi. 

La raffinata dimora dei primi del ‘900 ha ospitato durante l’estate e l’autunno 2019 un innovativo e originale vivaio artistico che ha messo in relazione l'arte visiva con l'universo botanico: piante, fiori, foto, illustrazioni, musica a due passi dal mare, per nuotare sulla terraferma alla ricerca di un sogno.

 

 

 

 

La Galleria d’arte moderna e contemporanea Villa Franceschi ospita una collezione permanente di importanti opere del Novecento italiano che hanno dialogato con le illustrazioni e le fotografie contemporanee, in una sintesi perfetta di classico e innovazione. Un cantiere fiorito, in continuo movimento, che giorno dopo giorno si è plasmato seguendo la vita del luogo, rendendo ogni visitatore protagonista di una macro installazione.

Photosynthesis Experience è stato definito un vivaio artistico: un atelier sempre aperto, dove artisti, flower designer e illustratori hanno creato dal vivo le loro opere, lasciandosi ispirare e interagendo con l’ambiente green che li circonda. 


 

 

“La Natura è una dimensione energetica che sospende la nostra volontà, ci tiene inchiodati ai sensi, allo stupore. La Natura è un limite continuo che richiede cautela per essere varcato. Il fiore la sua sirena, il richiamo più bello, più colorato, più riuscito.”

Dal testo di Ray Banhoff che accompagna la mostra.

Photosynthesis experience - fotografie, illustrazioni, vivaio artistico e suoni a Villa Franceschi, 21 giugno - 3 novembre 2019

 

FB @photosynthesis experience, IG @photosynthesis experience

 

 

Credits:

PHOTOSYNTHESIS EXPERIENCE

un progetto a cura di Studio ME WE

Fotografie: Enrico De Luigi e Filippo Zaghini

Creative project coordinator: Francesca Fabbri

Fiori e piante:Lucia Chiavari, JA flowering, I fiori del mare, Anna Conti

Nuvola di fiori: Sofia Barozzi @Il Profumo dei Fiori

Vivaio Artistico: Davide Pagliardini, Enrico Pantani, I don't care about uno, Mozone, Stefano Tonti, Giulia Bersani, @fontanesi, Loreprod

 

 

 

 

I cento anni di Fellini allo Spazio Tondelli

Fotografia, illustrazione e musica per raccontare il cinema

Riccione, 11 maggio 2020

 

 

Il centenario del grande regista Federico Fellini è l’occasione perfetta per organizzare un compleanno indimenticabile. La città di Riccione si imbelletta tutta, si pettina si veste da sera e si dirige allo Spazio Tondelli per assistere a un concerto da ascoltare con gli occhi. Il maestro Benedetto Franco Morri al pianoforte, Andrea Mantani che dipinge dal vivo: lo spartito è un rincorrersi di crome e colori. Nella sala buia, i sensi vengono solleticati da stimoli visivi e uditivi e tutto diventa un incrocio, note che dipingono, pennelli che suonano. Sul palcoscenico dello Spazio Tondelli si compone una sinfonia visiva inedita, tutto dal vivo, le note, le illustrazioni, gli applausi, le emozioni, i ricordi.

 

 

 

Ma come Fellini attraversava la realtà e il sogno, gettando ponti da una sponda all’altra, così le fotografie di Erica Castiglioni sdoppiano la realtà e la riorganizzano attraverso scatti scomposti e psichedelici: assistiamo alla celebrazione di un mito del cinema attraverso la musica e la pittura, ma attraverso lo sguardo filtrato di una macchina fotografica che indugia sul movimento, lo frammenta e lo ricompone.

 

 

La moltitudine di sguardi rende il confine realtà e immaginazione labile, sfumato, indivisibile, esattamente come avviene nei film di Fellini. E questo è il più puro tributo che si possa fare al Maestro.

Omaggio a Fellini  - evento unico di musica e illustrazione allo Spazio Tondelli, 20 gennaio 2020

 

 

Credits: 

Foto © Erica Castiglioni 

grafica © Luca Sarti

artwork © Andrea Mantani

 

Arte e cultura - Sotto il sole di Riccione 

Vedere e ascoltare un messaggio per tutti

Riccione, 24 aprile 2020

 

Ti guardo, ti riguardo. Non so il perché, ma non posso farne a meno. Di pensare a come sia stato possibile produrre quest’opera, che non è solo scultura o pittura. E qualcosa di più, mi parla in un linguaggio universale che a volte scatena le lacrime, a volte una sonora risata. A me come a te, lontano da me, solo poche centinaia di metri, ma ora infiniti. A te come a me, ora io penso. Perché questo lavoro, prodotto dall’uomo per una mano più grande, possa trasmettere un pensiero felice e universale, il mio e il nostro.

 

 

Fra sonno e veglia - le illustrazioni di Mara Cerri

Dimensione onirica o realtà?

Riccione, 17 aprile 2020

 

Ci siamo svegliati in un’altra realtà. La scuola è diventata il salotto e l’ufficio la cucina - facciamo smart working, pratichiamo home schooling, dirette live streaming, parole di una realtà che non ci appartiene. La campagna si tinge d’estate, e tra le strade silenziose riecheggiano i passi spensierati di una vita passata. Ricordi che profumano di nostalgia.

E se provassimo a tornare indietro? A ricostruire, a ripetere la scena del risveglio e a fermarci poco prima che le palpebre si schiudano, prima che la campagna si tinga di buio? Rimanere nel limbo tra il sonno e la veglia, coi colori che plasmano lo scenario e lo rendono a volte favola e a volte incubo. Un mondo a tinte forti che mantiene la leggerezza dell’irreale, e attraversarlo è possibile senza farsi troppo male. Un mondo immaginifico come le opere di Mara Cerri, dove i ricordi dell’infanzia avanzano nell’età adulta e si fondono con essa. Giochiamo con il tempo e torniamo a quando Villa Mussolini ha ospitato i sogni di Mara Cerri con la mostra Fra sonno e veglia, attraverso le sue tavole più celebri.

Fra sonno e veglia - le illustrazioni di Mara Cerri in mostra a Villa Mussolini, 1 novembre 2018 – 6 gennaio 2019

 

Mara Cerri pagina Facebook

 

Storia...

L'origine del nome (nella pronuncia locale Arciùn) deriva dal greco e risalirebbe alla occupazione bizantina del VI secolo d.C.: "archeion" è il nome di una pianta, la lappa, che cresce ancor oggi spontanea nelle ormai rare zone di spiaggia non occupate dagli stabilimenti e che doveva abbondare sul deserto litorale riccionese.

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0541 426050

 

Wifi a Riccione

 

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